giovedì 28 settembre 2017

LA NASCITA DI UN GIOCO, UBER ACCA

Max Huber, designer svizzero che ha lavorato prevalentemente in Italia, ricevendo grandi riconoscimenti quale il Premio Compasso d'oro nel 1954, mi ha ispirata nella progettazione di Uber Acca. Ha collaborato con i grandi professionisti di comunicazione visiva dell'epoca, quali lo Studio Boggeri di Milano. Ha incontrato Bruno Munari, Albe Steiner e molti altri.

Le caratteristiche della grafica di Max Huber che mi hanno colpita maggiormente sono i colori, le sovrapposizioni, i giochi di luci e le forme geometriche. L'utilizzo delle forme primarie nella loro semplicità creano un certo rigore ricordandomi la grafica svizzera della quale Max Huber ne è stato certamente influenzato. La trasparenza e la sovrapposizione conferiscono alle composizioni dell'artista luce, movimento e dinamicità.

Copertina per il cofanetto "Max Huber, progetti grafici 1936-1981", Electa, 1982

Max Huber: 10 opere grafiche 1936-1940, Manifesto, Top edition Rimoldi, Milano 1987

Max Huber, La Rinascente: per l'estate di tutti, manifesto, 1954

Max Huber, Copertina per la rivista "Imballaggio", ETAS, 1952-56

Uber Acca è il frutto della mia esperienza in qualità di designer in comunicazione visiva, di una scuola di grafica svizzera, della mia formazione Munari, della preziosa collaborazione con Italiantoy, delle mie passioni e di ciò che più mi piace.
Chi mi conosce bene sa che le forme geometriche, un certo rigore estetico, le regole (ma anche il caso) sono parte di me. Amo i libri con queste caratteristiche che siano essi libri d'artista, come ad esempio "I libri illeggibili" di Bruno Munari o i libri per bambini. Eccone alcuni.

Dan Stiles, Baby's first book blocks, Published by POW
Antonio Ladrillo, Colors, Editions du livre, 2014
Katsumi Komagata, Mini book 3, Scene, One Stroke, 1996
Katsumi Komagata, One Stroke, 2009
Bruno Munari, Nella nebbia di Milano, Corraini, 2000
Warja Lavater, Le petit poucet, Adrien Maeght Editeur, 1979


Naturalmente poi mi piacciono moltissimi altri libri, ma ci tenevo a spiegare che l'origine di Uber Acca nasce proprio da questo mio "lato un po' spigoloso?".

Uber Acca è composto da 117 carte trasparenti e 11 idee per composizioni e combinazioni.


Schede per la composizione

Le carte sono divise in 5 temi:
- texture;
- forme geometriche nere e grigie;
- positivi e negativi;
- colori primari;
- immagini di animali e elementi architettonici.

Texture

Forme geometriche nere

Forme geometriche grigie

Colori primari

Animali

Elementi architettonici

L'obiettivo del gioco è semplice. Si sovrappongono, si affiancano, si ruotano le carte a piacere per creare una composizione. Si scoprono regole, si imparano i colori primari e secondari, si gioca con le forme, con i positivi-negativi e gli elementi di base della progettazione visiva.
Ci si può anche sfidare. Utilizzando le schede già composte si può provare a rifare le composizioni nel minor tempo possibile oppure si può partire da una scheda già esistente e crearne una nuova.
O se ne possono creare di nuove a piacere.
E perché non provare a giocare con gli occhi chiusi e vedere cosa succede?
Si potrebbero inventare anche delle storie con gli animali ambientati in una città rumorosa o in un paesaggio tranquillo di campagna. Alcune regole del gioco sono suggerite, altre sono tutte da inventare.

Alcuni esempi di composizioni nate dalle schede contenute nella scatola.






Un esempio di composizione libera.



Un esempio di riproduzione della composizione.



A scuola si possono utilizzare le tessere con la lavagna luminosa per creare interessanti "quadri di luce".





Uber Acca è un gioco dalle molteplici possibilità che apre la mente e libera la fantasia e... non mi resta che augurarvi buon divertimento.


lunedì 4 settembre 2017

SULLA FATICA DEL LABORATORIO

Durante tutta l'estate e questo inizio di settembre il blog è stato visitato da moltissime persone. Non posso che esserne felice e per questo vi ringrazio davvero molto.

L'estate è tempo di riposo ma anche tempo per pensare a nuovi programmi per l'anno scolastico in arrivo. E allora ecco che si spulcia in rete un'idea per questo o per quello. Che sia Facebook, Instagram, Pinterest o i vari blog, c'è veramente una grande scelta e moltissimi spunti da seguire.
Ho ricevuto parecchie mail con complimenti per il mio lavoro. Ho avuto richieste di domande "costruttive" che prontamente ho risposto con molto piacere.

Ho ricevuto però anche delle mail che mi chiedevano esplicitamente come fare, quale materiale usare e addirittura dirmi che grazie al mio blog avrebbero avuto l'anno "già pronto".

Ecco a questo proposito vorrei chiarire che questo blog è un mezzo di comunicazione e approfondimento sul Metodo Bruno Munari® (ma non solo). È anche un portfolio personale. È un blog che vuole essere spunto di riflessione per far nascere la voglia di ricerca e sperimentazione.

Questo blog non fornisce ricette preconfezionate e lezioni da copia e incolla.

Trovo importante capire la differenza tra suggerimenti di lavoro fine a se stessi (molti li definisco erroneamente "lavoretti") e suggerimenti per un metodo di lavoro.
Questo blog parla di metodo e di laboratori. Qualora non fosse chiaro, trovo allora doveroso spiegare questa differenza.

Cos'è un laboratorio?



"Laboratorio", dal latino "labor" significa fatica. Nel Dizionario italiano ragionato la voce "laboratorio" viene collocata sotto "lavorare".
Questa prima definizione di fatica mi ha colpita. Osservo molto i bambini, come pure i ragazzi o gli adulti al lavoro e la fatica è percepita, come è percepito il lavoro serio e la ricerca minuziosa.

Fatica è imparare una nuova tecnica.
Fatica è sforzarsi di tenere correttamente in mano uno strumento.
Fatica è porsi delle domande.
Fatica è mettere in relazione le cose tra loro.
Fatica è fare scoperte, sperimentare e progettare.
Fatica è sapersi relazionare con gli altri...

Fatica è pensare un nuovo laboratorio.
Perché un laboratorio è un luogo serio di lavoro e ricerca in molti ambiti, che siano artigianali o medici.

Il laboratorio Metodo Bruno Munari® è un luogo di studio, ricerca, sperimentazione e progettazione nel quale operatore, bambini, ragazzi o adulti, imparano dalle scoperte fatte.

Per l'operatore organizzare un laboratorio significa:
- scegliere il tema;
- fare una ricerca e focalizzare i punti principali;
- pensare accuratamente all'allestimento.



- Fare una ricerca e una scelta di materiali e strumenti.




- A volte costruirsi i propri materiali di gioco.




- Scegliere le tecniche e provarle a casa prima di proporle.



- Saper guidare un progetto.




- Porre le domande corrette per creare "suspense", avviare la sperimentazione, far ripartire l'attività in un punto morto, far vedere "come si fa".



Un laboratorio è studio, prima per l'operatore, e poi per chi sperimenta in esso.
Questo blog vuole essere un punto di incontro per chi come me ha innanzitutto passione per la ricerca.

Suggerisce un metodo, suggerisce anche degli strumenti e materiali da utilizzare.
Suggerisce tecniche, da consigli e spunti per riflettere.
Suggerisce un modo di vedere il mondo da un'altra angolazione, ma soprattutto vuole motivare la ricerca e la sperimentazione per un metodo di lavoro, non fine a se stesso, ma aperto anche a nuove proposte e scoperte, che solo voi, provando e sperimentando potete far nascere.

Vi auguro dunque un buon lavoro e con questo primo post inauguro la stagione scolastica anche qui.

Un caro saluto.
Simona


martedì 23 maggio 2017

ZOE CI, LA CITTÀ INVISIBILE

Zoe Ci è un gioco nato dalla mano di Cecilia Ramieri per Italian Toy. È un gioco che si presta molto bene per attività laboratoriali. Insegna una tecnica: il frottage. Si usano stencil per creare delle forme. Si ritaglia, si incolla, si compone e se si lavora in gruppo si collabora.
Per approfondire come è nato il gioco potete guardare qui.

Nei laboratori che propongo l’attenzione per la scelta dei materiali è sempre molto ben oculata. Provo, faccio delle scelte e cerco di offrire ai bambini dei materiali non solo interessanti, ma anche belli. Proporre laboratori nei quali ci si diverte, si ricerca, si sperimenta, si progetta, si impara, credo sia la base imprescindibile per ogni buona attività, ma dare attenzione anche all’estetica e al gusto del bello nei materiali proposti trovo sia altrettanto importante.

Zoe Ci promuove la bellezza, una bellezza sconfinata fatta di poesia per gli occhi, ma per dare ancora più valore ad un prodotto di qualità serve, a mio modo di vedere, una regia che sia attenta anche ai più piccoli dettagli. È importante ponderare bene le scelte che riguardano i materiali, ma non solo.

Quali carte scegliere? Quali colori? In che quantità?
E i tempi? È meglio offrire i materiali in una sola volta? Oppure scandire l’attività in più tempi e dare poco alla volta? Le tecniche? In che modo proporle? Quali azioni-gioco fare?

Questo è un esempio di come ho interpretato un gioco dalle molteplici sfaccettature. Un gioco che lascia libera la via di agire e aperta la strada per innumerevoli ricerche.


LE FASI DEL LABORATORIO E LE SCELTE DELL'OPERATORE.

N°1
La scelta dell'allestimento e dei colori per materiali e supporti. Il bianco e il nero come punto di partenza.



N°2
Azione-gioco e sperimentazione della tecnica del frottage con le sue regole e le sue libertà.




N°3
La scelta di aggiungere del colore in un secondo tempo, quanto basta.





N°4
Aggiunta degli stencil e azione-gioco del "come si fa".



N°5
Si ritaglia ponendo sempre l'attenzione all'uso corretto della tecnica.




N°6
L'operatore allestisce per l'ultima fase senza dimenticare alcuni esempi visivi.






N°7
Ultima fase di composizione e collage. La composizione lascia spazio all'immaginazione e alla libertà di interpretazione. Le città che sono emerse sono molteplici: dalle case con molti portici, a palazzi fatti di sole cupole, a ponti, scale. Non sono nemmeno mancati dettagli a tre dimensioni.


Non è neppure mancata la collaborazione tra i bambini. Si sono scambiati i pezzi, si sono scambiati i posti e da tante piccole città ne è sorta una sola, grande, speciale, nata dalle mani dei bambini con l'aiuto di mamme e papà: una città dal nome, Zoe Ci.











Scuola dell'infanzia di Genestrerio


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