lunedì 20 marzo 2017

9 TONDI PER DIRE...

Giocare con le regole e con gli equilibri. Comprendere cosa si vuole comunicare con l'immagine non è cosa semplice. Nove tondi di colori e dimensioni diversi. Cosa fare? Come comporli? Cosa comunicare?

Chi ha studiato comunicazione visiva conosce molto bene le Leggi della Getsalt e sa come muoversi sul foglio vuoto. Se bisogna comunicare leggerezza ad esempio si userà la parte superiore del foglio per collocare l'immagine, mentre invece se si deve comunicare un senso di pesantezza si userà la parte inferiore del foglio.
La comunicazione visiva (al contrario del lavoro degli artisti che dipingono per se stessi e l'immagine è soggettiva) vale la regola dell'oggettività e della correttezza delle informazioni e "cerca di definire in base a dati oggettivi, qual'è il rapporto più esatto possibile tra informazione e supporto".

Per chi vuole approfondire il tema della comunicazione visiva vi consiglio due libri. Il primo di Bruno Munari, semplice da capire e con una lettura scorrevole anche per chi non è un designer di professione, si intitola "Design e comunicazione visiva", edito da Laterza.
Il secondo libro, che penso si possa definire la bibbia dei grafici, è di Rudolf Arnheim "Arte e percezione visiva" edito da Feltrinelli.

Nelle immagini che seguono, si è giocato con leggerezza, con l'istinto di chi si approccia per la prima volta nella comunicazione con le immagini, ma con una regola vincolante: 9 tondi, non uno di più né uno di meno.

COMPOSIZIONE LIBERA CON  9 TONDI
Cosa comunicare?






COMPOSIZIONE CON  9 TONDI ABBINATA A UNA PAROLA
Come comunicare?










lunedì 6 marzo 2017

FORME E FORMATI

Fin dall’epoca preistorica l’uomo per comunicare ha utilizzato supporti differenti. Dalle pareti delle caverne, ai bronzi delle civiltà preelleniche, alle ceramiche dipinte greche, alle volte e le cupole delle chiese, alle tavole di legno... fino ad arrivare alle tele.
Erano tutte basi diverse nei quali l’uomo esprimeva concetti, storie e leggende. Ognuno di questi supporti aveva formati differenti tra loro. Quadrati, rettangolari, circolari, ovali e altre forme varie.


Esempi di formati diversi – Arte gotica italiana tra il '200 e il '300.
Immagini tratte da "Arte nel tempo" – Bompiani

Oggi cosa offriamo ai nostri bambini per esprimere i lori pensieri? 

Nelle scuole viene perlopiù offerto ai bambini il formato A4 rettangolare. 
Un buon modo per uscire dallo stereotipo della forma ce lo insegna Bruno Munari. Il laboratorio è ben descritto nel manuale "I formati" a cura di Marielle Muheim nella collana “Giocare con l’arte” reperibile facilmente in biblioteca.



Come hanno fatto artisti di ogni epoca e luogo, è preferibile offrire ai bambini formati diversi per esprimere il loro messaggio visivo.
Li si invita a scegliere una forma preferita e a dipendenza da che parte la si guarda può far venire in mente tante cose. La stessa forma può trasformarsi in un animale o in una faccia o in oggetto a dipendenza di come la si guarda.



È un gioco che stimola la fantasia e aiuta a creare relazioni tra le cose. Invita all’osservazione minuziosa e fa scattare la naturale creatività che ogni bambino possiede.

Scegliere di sperimentare a terra piuttosto che seduti al tavolo è un'altro modo di proporre un'attività che da un senso di libertà e autonomia. Scegliere la forma, scegliere dove e come posizionarsi, i tempi liberi, la padronanza di una tecnica imparata nei precedenti laboratori ha reso l'ambiente creativo e ha favorito le relazioni tra i bambini. 
Curiosi del lavoro del vicino si è parlato, si sono fatte ipotesi, scambiati consigli e punti di vista.



Le opere nate dalle forme sono tra le più diverse. Ne è nato un coniglio, una barca dei pirati, un cappello con la piuma, un gatto, il mare con i pesci e molto altro.



Il gioco continua con formati più piccoli da incollare su cartoncini. In questo caso ho scelto un formato quadrato. Le forme sono state ricavate da una precedente sperimentazione della tecnica del frottage. Ne ho parlato qui. È inoltre anche un modo per riutilizzare il materiale prodotto da altri laboratori. Dopo aver scelto la forma preferita la si incolla sul cartoncino e si completa l'opera pensata precedentemente.


La preferenza di utilizzare il pennarello nero è dovuta ad una scelta estetica. La forma già colorata richiama un colore neutro per non appesantire il risultato finale. Queste sono opzioni che l'operatore deve fare al momento della progettazione di un laboratorio. Si cerca di trovare un equilibrio e proporre materiali e strumenti anche, ma non solo, esteticamente belli.




Qui ho proposto il gioco delle forme utilizzando delle sperimentazioni sul segno. Le forme, rispetto alle precedenti che sono state tagliate, in questo caso sono state strappate.



Se la forma si trasformasse in un buco? Quanti buchi diversi? E se unissimo due buchi insieme? Cosa ci fanno venire in mente? Ecco una sperimentazione provata con gli adulti.







"Un foglio stretto e lungo, un foglio più stretto e più lungo, un foglio triangolare, un foglio ovale, un foglio a mezzo disco, un foglio a trapezio.
Oppure, un foglio strappato di una forma indefinibile ma che a guardar bene, girandolo in mano, sembra una testa di cane: basta metter gli occhi e il segno della bocca. Ecco fatto. I formati diversi dei fogli stimolano l'immaginazione dei bambini. Il solito foglio formato album blocca la fantasia e crea gli stereotipi.
Testo tratto da "I formati – Collana Giocare con l'arte" – Zanichelli.


lunedì 13 febbraio 2017

GUARDIAMOCI NEGLI OCCHI

"Guardiamoci negli occhi" è un libro-gioco di Bruno Munari edito da Corraini nel quale all'interno vi sono 25 cartoncini di colori diversi con ognuno 3 tondi fustellati. Si perché da tre tondi possono nascere due occhi e una bocca oppure due occhi e un naso che formano un viso. Attraverso il segno Bruno Munari ha giocato intorno a questi tondi e ne ha fatto nascere 25 facce, una diversa dall'altra.

Bruno Munari – Guardiamoci negli occhi – Corraini 2003


"Guardiamoci negli occhi" può essere uno spunto per lavorare con le variabili dei volti.
Quanti nasi diversi ci sono?
Quante bocche diverse?
Quanti occhi, guance, menti, fronti e orecchie diverse?
Quante capigliature diverse?
Quante espressioni diverse?
Quante emozioni?



"Guardiamoci negli occhi" può essere uno spunto per lavorare sul tema delle maschere.
In che epoca nascono le maschere? La maschera è utilizzata fin dalla preistoria. La vediamo nei teatri. La maschera è la regina del Carnevale, pensiamo alle magnifiche maschere veneziane.
A proposito di maschere, un bel libro che parla di questo argomento è "Il signor senzatesta" di Ghislaine Herbéra.

Ghislaine Herbéra – Il signor senzatesta – La Margherita edizioni 2012



"Guardiamoci negli occhi" è uno di quei libri che può diventare spunto di molte ricerche.

Come Bruno Munari qui si è giocato intorno ai tre tondi per creare facce tutte diverse. Con punte grafiche bianche e nere si è dato vita a volti contenti, tristi, arrabbiati, sorpresi... a facce da topo o da leone.










giovedì 26 gennaio 2017

E POI DOPO LA SPERIMENTAZIONE?

Sperimentare è sicuramente una delle cose più importanti del Metodo Bruno Munari®. Si sperimenta per fare nuove scoperte. Scoperte di una tecnica, un materiale o uno strumento. La sperimentazione è quella parte del laboratorio nella quale si ha la possibilità di "fare senza pensare" secondo il proprio modo di essere. Si è liberi. Si sperimenta per raccogliere dati. Si sperimenta per capire.
Una sperimentazione può anche però essere vincolata da regole, ma queste ultime sono fatte anche per essere trasgredite. Ci può essere una logica nello sperimentare, ma può anche non esserci.

Dal momento in cui durante la sperimentazione si sono raccolti più dati possibili è fondamentale ordinare questi dati per poter creare relazioni tra le cose e proseguire con la nascita di un progetto.
Ne ho già parlato qui, qui e qui.

Così continuando l'esperienza sulla linea (ne ho parlato qui) i bambini della Scuola dell'infanzia hanno ordinato e catalogato le linee in base alla loro forma.







Qui invece hanno catalogato in base agli strumenti.



A seguito della sperimentazione e classificazione è nato un piccolo progetto. Le linee le troviamo ovunque. Fanno parte delle cose e con esse ci si può esprimere in tante maniere differenti.
Le linee ci ricordano delle cose come le onde del mare o lo zig-zag di una montagna. Possono essere anche divise. Da una linea a pallini se tagliata possono nascere ruote per un auto o motociclette. Oppure tanti fiocchi di neve. Una linea a tratti se posizionata verticalmente può diventare la pioggia...

E così grazie alla creatività nasce un progetto.




giovedì 15 dicembre 2016

CON UNA SERIE DI PUNTI

Sapevate che l'origine della parola linea deriva dal latino lineus "di lino" e significa "filo, cordicella di lino"? E che una serie di punti formano una linea?
In geometria quanti tipi di linee ci sono? E come si chiamano?

Con i bambini della scuola dell'infanzia ci siamo posti queste domande e abbiamo scoperto che la linea dritta che assomiglia al mare calmo si chiama linea retta, la linea che sembra una collina si chiama linea curva, la linea che sembra un fulmine si chiama linea spezzata, la linea che sembra una strada si chiama linea tratteggiata, la linea che assomiglia alle onde del mare si chiama linea ondulata e la linea che sembra una molla si chiama linea a spirale.

In un primo momento hanno sperimentato con un solo strumento per scoprire le variabili del gesto e della linea. Hanno scoperto che ci sono strumenti che permettono una sperimentazione più ampia come ad esempio il carboncino o il pennarello dalla punta grossa e triangolare i quali si possono utilizzare con varie inclinazioni, angoli e forze di appoggio. Altri invece come il pennarello fine o la penna Biro non permettono una così ampia sperimentazione del gesto.


Sperimentazione con uno strumento


Conclusa la sperimentazione con uno strumento i bambini hanno avuto la possibilità di sperimentare con tutti gli altri strumenti.






Infine continuando il gioco della discussione iniziale abbiamo tracciato a caso su un lunghissimo foglio tante linee diverse che si incontravano, intrecciavano, scontravano e abbiamo giocato al gioco del "che cosa mi fa venire in mente" dal quale sono nati castelli, piste per auto, squali, teste giganti, montagne per lumachine...










Scuola dell'infanzia – Genestrerio


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