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martedì 12 giugno 2018

IN QUANTI MODI SI PUÒ DISEGNARE UN ARCOBALENO?

Come mai l'arcobaleno si chiama arcobaleno?
Le ipotesi sono state molte, ma una cosa è emersa subito: arcobaleno è composto da due parole. Arco e balenoArco appunto per la sua forma, ma Baleno? Perché appare in un baleno? Perché scompare in un baleno? Ipotizzano i bambini. E ancora: "perché baleno assomiglia a balena"...
Questa idea è sembrata subito molta strana a tutti, ma invece le due cose hanno un nesso.

Il Dizionario italiano ragionato dice che probabilmente la composizione della parola con balena/baleno sta a significare l'apparire e scomparire del grande cetaceo, proprio come il "va e vieni" dell'arcobaleno.

Dopo una scoperta così curiosa e sorprendente i bambini con i loro genitori hanno sperimentato questo bellissimo e affascinante fenomeno naturale in molti modi diversi.

Con questo laboratorio concludo qui l'anno scolastico. Vi auguro una calda e riposante estate e noi ci sentiamo mooooolto presto con grandissime, ma dico grandissime novità. Ciao a tutti! Simona 


GIOCHI E COMPOSIZIONI






FORME






 RITMI





SFUMATURE




TEXTURE





Scuola dell'infanzia di Novazzano e Castel S. Pietro

lunedì 13 febbraio 2017

GUARDIAMOCI NEGLI OCCHI

"Guardiamoci negli occhi" è un libro-gioco di Bruno Munari edito da Corraini nel quale all'interno vi sono 25 cartoncini di colori diversi con ognuno 3 tondi fustellati. Si perché da tre tondi possono nascere due occhi e una bocca oppure due occhi e un naso che formano un viso. Attraverso il segno Bruno Munari ha giocato intorno a questi tondi e ne ha fatto nascere 25 facce, una diversa dall'altra.

Bruno Munari – Guardiamoci negli occhi – Corraini 2003


"Guardiamoci negli occhi" può essere uno spunto per lavorare con le variabili dei volti.
Quanti nasi diversi ci sono?
Quante bocche diverse?
Quanti occhi, guance, menti, fronti e orecchie diverse?
Quante capigliature diverse?
Quante espressioni diverse?
Quante emozioni?



"Guardiamoci negli occhi" può essere uno spunto per lavorare sul tema delle maschere.
In che epoca nascono le maschere? La maschera è utilizzata fin dalla preistoria. La vediamo nei teatri. La maschera è la regina del Carnevale, pensiamo alle magnifiche maschere veneziane.
A proposito di maschere, un bel libro che parla di questo argomento è "Il signor senzatesta" di Ghislaine Herbéra.

Ghislaine Herbéra – Il signor senzatesta – La Margherita edizioni 2012



"Guardiamoci negli occhi" è uno di quei libri che può diventare spunto di molte ricerche.

Come Bruno Munari qui si è giocato intorno ai tre tondi per creare facce tutte diverse. Con punte grafiche bianche e nere si è dato vita a volti contenti, tristi, arrabbiati, sorpresi... a facce da topo o da leone.










lunedì 30 maggio 2016

NELL'ERBA

Oggi vi voglio parlare di un laboratorio che amo molto e che spesso ripropongo in primavera quando la natura riprende piano piano vita dopo l'inverno.
Ve ne ho già parlato qui con un'esperienza dedicata agli adulti.
In questo post vorrei invece mostrarvi questo laboratorio nelle scuole condiviso con i bambini e i loro genitori.


Condurre questo laboratorio, appreso grazie a Silvana Sperati ideatrice di questo progetto durante la mia formazione Bruno Munari, significa ogni volta imparare cose nuove.

Significa ricercare e studiare le varie specie di erbe e fiori. Significa uscire all'aperto e osservare fin nei più piccoli dettagli. Significa dare un nome a dei fiori che prima non sapevi nemmeno che esistessero. Significa aprire ben bene gli occhi e stupirsi di quanta meraviglia c'è intorno a noi.

Per tutte le ricerche e per scoprire le corrette nomenclature delle erbe e dei fiori durante questo periodo non mi ha mai abbandonata il mio manuale per riconoscerne le diverse specie. Si intitola "Che fiore è questo?" ed è un manuale semplice da utilizzare nel quale i fiori e le erbe sono classificate secondo il colore e secondo la loro forma, facili da riconoscere.

Che fiore è questo? – Scienze naturali, Manuali

Il modo migliore per conoscere un vero prato però è quello di entrarci. Qui mamme, papà, nonni e bambini lo hanno fatto. Parlo di un prato spontaneo, non di un prato tagliato a regola d'arte o magari addirittura di un prato posato a rotoli.  

L'erba a volte è molto alta. A volte bagnata. A volte quest'erba pizzica, altre volte invece profuma. Naturalmente serve anche un po' di coraggio per entrarci. Mettere i piedi in un luogo che poi spariscono e non si sa bene dove vanno a finire è un'impresa da veri esploratori, credetemi.
Ma poi è una soddisfazione scoprire i colori dei fiori: giallo, arancio, rosa, rosso, blu, viola...
Le forme delle foglie: allungate, rotonde, ovali, con i paletti e senza. Foglie a zig zag, foglie pungenti, foglie morbide, lisce...
E poi gli insetti che vivono nel prato: formiche, api, bombi, vespe, sputacchini...


E quando purtroppo la pioggia non ci consente di uscire, munita di stivaloni e mantellina, raccolgo per i bambini un mazzo di prato così da poterlo osservare restando però all'asciutto.






Terminata l'osservazione arriva il momento della sperimentazione mediante un'opera collettiva con una regola da tenere ben presente.
Come il filo d'erba cresce dalla terra anche i fili d'erba dipinti nascono dal basso verso l'alto per creare dinamicità e sfumature.


E le foglie? Naturalmente le foglie, come ci insegna Bruno Munari, stanno già nel pennello perché è il segno che fa il di-segno. E i fiori? Beh, anche quelli sono già nel pennello.




Non mi resta che concludere questo articolo con un bellissimo testo di Bruno Munari dal titolo Taraxacum e regalandovi un'opera di un prato spontaneo realizzata da una classe di bambini della scuola dell'infanzia di Stabio.

"I giganteschi fiori dei fuochi artificiali
sbocciano nel buio della notte
con grande frastuono di tuono
in pochi secondi una mitragliata di piccoli spari
e l'energia concentrata in un piccolo spazio 
si espande in ogni direzione
in modo uniforme generando
nello spazio buio una grande sfera di luci
e in corrispondenza degli spari
sbottano altri spari minori
in pochi secondi tutto svanisce
e le scintille luminose ormai rosse
scendono lentamente
spegnendosi
nell'erba
dove incontrano i soffioni 
del taraxacum officinale
generati con lo stesso principio
dell'espansione di energia
in ogni direzione dello spazio
in un tempo più lungo e in silenzio.
I soffioni aspettano un bambino
che con un soffio faccia volar via
verso il cielo
i piccolissimi semi."

tratto da "Pensare confonde le idee" di Bruno Munari, Corraini 2008





martedì 22 dicembre 2015

PER AUGURARVI BUONE FESTE CON AUGURI INSOLITI

I ragazzi della quinta elementare delle scuole di Melide durante un'intera mattina hanno sperimentato
la scrittura. In che modo?

A partire dal libro di Bruno Munari, "Contanti affettuosissimi auguri" edito da Corraini da cui mi sono ispirata per questo laboratorio, ho proposto una sperimentazione attraverso il segno della parola "Auguri".

Dapprima ho invitato i ragazzi ad una sperimentazione della lettera "A" così da familiarizzare con gli strumenti e i gesti.

In quanti modi è possibile rappresentare una "A"?

A maiscola, A minuscola, A in stampatello, A in corsivo.
Una A grande, una piccola, una storta, una rotonda, una quadrata.
Una a linee, a puntini, a trattini.
Una A timida, un'altra arrabbiata, una ancora caotica e una invece contenta.

Con quali strumenti?

Matite di differenti durezze, pastelli a olio, a cera, gessetti, carbone e carboncini, grafite. E ancora pennarelli a punta fine, grossa, a scalpello. Tratto pen, biro...




Una prima sperimentazione della "A" è servita a prendere conoscenza degli strumenti e delle molteplici possibilità che offrono. 
La combinazione degli strumenti con i gesti della mano moltiplicano le variabili. Un gesto leggero risulterà all'occhio sicuramente diverso rispetto ad un gesto pesante e quindi dal tratto più deciso. Se con la mano si inclina il pastello o la matita si avranno altri segni. Se si ruota lo strumento mentre si scrive si avranno altri segni ancora.

Inseguito invito i ragazzi a continuare la sperimentazione con l'intera parola, "Auguri", sempre tenendo ben presente le possibilità di ricerca che vengono offerte dagli strumenti e i gesti della mano.



Dopo il nero, come ci suggerisce anche Bruno Munari nel suo libro aggiungo del colore: diverse tonalità di rosa, rossi e viola.


La sperimentazione si arricchisce ulteriormente.


Conclusa la sperimentazione propongo ai ragazzi di riorganizzare il lavoro mediante un catalogo. La catalogazione è un atto molto importante che aiuta chi ha sperimentato a riflettere sul lavoro svolto.
Si riguardano attentamente le sperimentazioni, si fa una scelta, a volte di carattere più estetico altre invece di carattere più oggettivo e si riordina secondo un criterio ben preciso. Parlo dell'importanza della catalogazione anche qui e qui.



Con tutti questi splendidi "auguri", non mi rimane altro che augurarvi di cuore Buone Feste. Desidero farlo anche attraverso le parole di Bruno Munari: 

"Una chiara mattina di settembre l'editore
(Gerardo e Fabio di NodoLibri) va da Munari
per chiedergli qualcosa di allegro.
Discutono del più e del meno scartando
molte proposte (sopratutto quelle del meno)
Una boccia cubica? troppo fragile;
un presepe alla milanese? troppo zafferano;
un origami di sete? troppe pieghe.
Allora un panettone? troppe uvette.
Meglio un libro di auguri! Per niente banale.
Un'idea davvero originale e pure in contanti!
Munari scatta e decide di entrare nel Guinness
dei Primati (che non sono scimmie):
in sette (7) giorni il libro è pronto.
tratto da: "Contanti affettuosissimi auguri", Corraini 2007

Arrivederci all'anno prossimo
con molte altre sperimentazioni e proposte!
Simona Balmelli

lunedì 9 marzo 2015

I SEGNI – #4 LABORATORI PER ADULTI – TEXTURE

Continua la serie dedicata ai laboratori per adulti svolti alla Libreria Sempreliberi di Lodi sul tema del segno.

Qui, qui e anche qui trovate gli altri post già pubblicati.

Dopo la sperimentazione del segno alla scoperta delle variabili del gesto e dello strumento, dopo l'organizzazione e la classificazione nella forma del catalogo, dopo la ricerca del segno nello stesso disegno, eccoci a sperimentare il segno ripetuto per scoprire le texture.

"Il termine Textures definisce, quasi in tutto il mondo, la caratterizzazione visiva di una superficie. Molte superfici di uguale materia si presentano diverse se sono state texturizzate.
Una superficie di marmo può essere liscia, lucida, ruvida, martellata, a piccole righe fitte in rilievo, ecc. Lo stesso marmo cambia aspetto. [...]

Diverse lavorazioni di marmi.

Nei metalli troviamo superfici lisce, zigrinate a vari gradi di lavorazione, stampate a piccoli fitti rilievi di forme organiche o geometriche, secondo gli usi. [...]

Diverse lavorazioni del metallo.
                                     
Nel campo dei tessuti, il velo, la garza, il popelin, lo shantung, il panama, il velluto, la spugna, sono tanti aspetti texturizzati di un filato che potrebbe essere sempre lo stesso. [...] Nel campo dei tessuti di arredamento e abbigliamento abbiamo visto ultimamente un gran fiorire di textures con notevoli invenzioni. [...]

Tessuti

La texture quindi è una caratterizzazione visiva e, anche tattile in certi casi, di una superficie che si presenta in modo uniforme senza alcun disegno o figura. Per fare un esempio, i pori della pelle sono la texture della pelle [...].
In natura possiamo scoprire molti tipi di textures: dalla corteccia di certi alberi alla pelle di certi animali, alla buccia di certi frutti, alla superficie di certe pietre."

Corteccia, manto della zebra, buccia d'arancia, granito.

Testo di Bruno Munari tratto da:
Quaderni di design, "TEXTURES - La caratterizzazione visiva e tattile delle superfici"
a cura di Corrado Gavitelli – Zanichelli 1976
                                    

Per la sperimentazione delle texture ho proposto punte grafiche nere, bianche, oro e argento con supporti quadrati (bianchi o neri) di differenti dimensioni.
C'è chi ha lavorato tono su tono, chi ha alternato segni grafici differenti, chi invece ha creato texture con un solo strumento, e ancora chi ha dato più importanza al gesto.
L'esperienza ha dato frutto a una ricca e varia sperimentazione di texture grazie a segni, strumenti, gesti, colori e combinazioni diverse tra di loro.







Uno sguardo alle texture negli albi illustrati...
Texture nel disegno.
Texture nel tratto.
Texture nel pennello.
Texture nella carta.


Celestino Piatti – ABC der Tiere – Artemis, 1965










Maurice Sendak – Nel paese dei mostri selvaggi – Babalibri, 2011
Peter Sis – Madlenka – Grasset-Jeunesse, 2008

Beatrice Alemagna – Un leone a Parigi – Donzelli editore, 2009

Alessandro Sanna – ABC di boccacce – Kite edizioni, 2010

Yayoi Kusama – Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie – Orecchio Acerbo, 2013
Aoi Huber – Il grande pesce – Gabriele Capelli Editore, 1998
Emily Rand – Hato press, 2014
Katsumi Komagata – Green to green – One stroke, 1994

Nei risguardi di copertina degli albi illustrati spesso troviamo delle texture che sono dei veri e propri capolavori di tecnica e immagine, ma che ahimè, la maggior parte delle volte non si da loro il valore che meriterebbero.

Simona Mulazzani, Giovanna Zoboli – Il grande libro dei pisolini – Topipittori, 2013

Fabian Negrin – Mille giorni e una notte – Orecchio Acerbo, 2008

Fredun Shapur – Rond et rond et carré – Edition MeMo, 2014

Susy Lee, Jesse Klausmeier – Apri questo piccolo libro – Corraini 2013

Maurice Sendak – Nel paese dei mostri selvaggi – Babalibri, 2011
Fausta Orecchio, Olivier Douzou – Fiabla-bla – Orecchio Acerbo, 2012

Alicia Baladan, Alessandro Riccioni – Cielo bambino – Topipittori, 2011





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